Il mondo Atlantic

Il progetto del Club “De Bello Atlantico”, voluto e curato da Alex e Tancredi Storti, prosegue a passo spedito.
All’associazione è legata una pubblicazione amatoriale in formato elettronico: a breve distanza dalla presentazione del “numero zero” è già disponibile, per i numerosi appassionati, il “numero uno”!
La “Fanzine”, confezionata con la consueta attenzione, è ancora una volta ricca di commenti e riflessioni «…attorno alla produzione Atlantic, al suo revival o al mondo dei soldatini e dei giochi ad essi collegati.»
Chi ha interesse per il wargame e il soldatino, … meglio se di produzione Atlantic :-), non può lasciarsela sfuggire e per questo vi invitiamo caldamente a prendere gli opportuni contatti con il Club (debelloatlantico@gmail.com)!
Complimenti Alex e Tancredi, attendiamo il secondo numero :-)
Di sotto una “inedita promozione pubblicitaria” tratta dalla Fanzine: …come dire… un’immagine vale più mille parole!

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Chi ha potuto visitare la simpatica città di Treviglio, in provincia di Bergamo, il 10 e 11 Settembre 2016, avrà avuto il piacere di immergersi nelle atmosfere di “Treviglio in GIOCO”, manifestazione di genere promossa dalla premiata ditta “Antonio Ciocca & C”.
I numeri sono stati importanti: 56 iscritti agli eventi ludici, 130 tavoli da gioco, migliaia di visitatori, appassionati e curiosi!
Sotto i portici di Piazza Manara un evento in particolare ha attirato l’attenzione degli amanti del wargame e …dei soldatini Atlantic: lo spazio occupato dal Club “De Bello Atlantico”, creato, sostenuto ed animato da Alex Storti e dal giovane figlio Tancredi! Alex e Tancredi per l’occasione, con grande entusiasmo, hanno presentato uno scenario completamente realizzato con soldatini Atlantic e con accessori Lego, basato sul regolamento “Atlantic Wars” di Roberto Rog Gigli, invitando al gioco i numerosi interessati (si possono trovare alcune note dedicate al wargame “Atlantic Wars” in altre sezioni di questo blog…).
Alex Storti, tra i vari interessi, nutre l’amore per i soldatini e il wargame. Coltivando la sua passione ha avuto modo di collaborare con alcune riviste italiane del settore come “Dadi & Piombo” e “Tutto Soldatini”, per le quali ha scritto articoli e recensioni; è inoltre facile incontrare numerosi suoi commenti in forum di genere e sui social media.
«“De Bello Atlantico” – afferma Alex,  – è un club di wargame, dedicato principalmente all’utilizzo del regolamento “Atlantic Wars” e, in secondo luogo, una piccola rivista autoprodotta in formato digitale, sulla quale presenteremo interviste ai protagonisti del revival Atlantic e approfondimenti gravitanti attorno ai suoi soldatini (e non). Il club ha debuttato in occasione di “TinG” con uno scenario per wargame a partecipazione. Ci proponiamo di ripetere questo tipo di iniziative nel prossimo futuro, allo scopo di contribuire a tenere viva la memoria dell’Atlantic e dei suoi bellissimi soldatini.»
Come accennato, l’associazione “De Bello Atlantico” ha pubblicato «il numero inaugurale, il fatidico zero» dell’omonima fanzine, dedicando spazio ad alcune riflessioni sul fenomeno Atlantic, parlando della nascita del wargame “Atlantic Wars” e concludendo con una interessante intervista a… ma qui vi lasciamo nella curiosità! Il prodotto è realizzato con cura e competenza e vuole essere «di stimolo per qualche idea o riflessione, sul mondo dei soldatini e dei giochi di argomento bellico.»
Chi è interessato a conoscere i programmi futuri del club e la relativa splendida fanzine può scrivere a debelloatlantico@gmail.com: un’occasione da non perdere per tutti gli appassionati dei giocattoli e soldatini Atlantic! Grazie Alex e Tancredi, sinceri complimenti per il vostro progetto :-)
Ci vediamo a “TinG terza edizione”?
Di seguito alcune immagini di presentazione del Club “De Bello Atlantico” e della sua presenza alla manifestazione “Treviglio in GIOCO”.

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Nel weekend 10-11 Settembre 2016 si è svolta la seconda edizione di “Treviglio in GIOCO” (www.treviglioingioco.it e pagine dedicate sui social media), iniziativa aperta ai giochi di ruolo, da tavolo, wargame, soldatini, giocattoli vintage e a quanto altro di interesse ludico/culturale. La manifestazione, organizzata con grande impegno da Antonio Ciocca e i suoi collaboratori, con il patrocinio della città di Treviglio e di numerosi enti ed organizzazioni, ha raccolto largo consenso tra gli appassionati e/o i semplici curiosi, animando vie e piazze della splendida cittadina in provincia di Bergamo. Anche nella nuova edizione di “Treviglio in GIOCO”, l’organizzazione, coinvolgendoci, ha previsto un evento a tanti particolarmente gradito: una esposizione di giocattoli e soldatini Atlantic! Mentre lo scorso anno si è dato spazio alla “serie Galaxy”, questa è stata l’occasione per mettere insieme, scatola dopo scatola, la “ Storia del West Atlantic”, con il contorno di altri giochi e giocattoli che hanno fatto la storia produttiva della ditta di Milano/Treviglio. Si ringrazia il titolare dello show-room “Finardi la tua casa” per avere nuovamente messo a disposizione alcuni ambienti e gli amici Dario, Vittorio e Gianlorenzo per la collaborazione e l’impegno nell’allestimento della mostra e nell’accoglienza dei numerosi visitatori. Di seguito alcune fotografie a memoria dell’iniziativa.

Durante la manifestazione abbiamo avuto il piacere di incontrare l’amico Alex Storti che per l’occasione ha pensato bene di allestire e gestire uno spazio dedicato al gioco di ruolo “Atlantic Wars”. Il gioco, presentato nella collana “I giochi del 2000” pubblicata dalla Quality Games, è stato creato da Roberto “Rog” Gigli e prevede l’uso esclusivo delle miniature Atlantic!
Sotto una foto dello stand. Un caro saluto!
Sperando di fare cosa gradita a tanti appassionati, durante l’iniziativa è stata donata alla biblioteca di Treviglio una copia dei volumi “Viaggio nell’Atlantic” dedicati alla storia e produzione della nostra ditta preferita di giocattoli! Nella fotografia il momento della consegna dei libri al Dr. Giuseppe Pezzoni, assessore alla cultura (si ringraziano per la disponibilità le istituzioni cittadine e gli organizzatori di “Treviglio in GIOCO”).

La manifestazione ha consentito ancora una volta, con grande piacere, di incontrare e conoscere alcune persone che hanno lavorato nello stabilimento Atlantic di Treviglio. Di seguito i loro ricordi ed aneddoti, raccontati sempre con un velo di nostalgia… e rimpianto… Un grazie a tutti!
Antonietta ha lavorato molti anni nella fabbrica di via Redipuglia, di seguito la sua testimonianza:
“Ho lavorato nella ditta Atlantic con incarichi in magazzino, nelle spedizioni e successivamente nel reparto confezionamento. Sono stata assunta nel 1975, in un periodo di grande attività per l’azienda: infatti ricevevamo numerose richieste di giocattoli ed effettuavamo molte spedizioni in Italia e all’estero. In magazzino eravamo dieci persone, tra le quali Albino Danesi e suo fratello Mario che con un piccolo mezzo trasportava la merce ai vari committenti e negozi. In ditta avevamo a disposizione tre autocarri, di cui uno di grosse dimensioni, tutti con stampigliata la dicitura: “ditta Atlantic”! Per le spedizioni all’estero si predisponevano invece dei vagoni ferroviari.
Tra i dipendenti c’erano dei buoni rapporti; in magazzino, così come in azienda, eravamo in gran parte giovani, più o meno della stessa età, affiatati e si lavorava pertanto con serenità!
Le maestranze erano numerose, ricordo circa venti persone al confezionamento, soprattutto donne; il lavoro alle macchine stampatrici era prettamente maschile, ma dato che gli impianti erano attivi giorno e notte, con addetti che si turnavano, talvolta era richiesta la collaborazione di alcune ragazze. Rammento con piacere i giocattoli in produzione, soprattutto quelli del West e alcuni aerei dipinti a mano dalla casa (probabilmente indirizzati al campionario).
Sandro Compagnoni, il titolare, si recava nello stabilimento di Treviglio tutti i giorni; era una bravissima persona, attenta alle necessità del personale. Anche di Piero Guerra, il responsabile della produzione, ho un ottimo ricordo: severo ma sempre molto disponibile. Anche la moglie di Piero Guerra era impegnata in azienda.
Sono rimasta sino al 1982, poi, per motivi personali, ho preferito lasciare la ditta.
Nell’ultimo periodo gli impianti funzionanti erano in numero estremamente ridotto, con pochissimi addetti: da lì a poco l’azienda avrebbe purtroppo cessato l’attività; una parte del personale era incaricato solo di smaltire le giacenze di magazzino.
Sono stati sette anni bellissimi!“
La testimonianza di Lidia:
“Ho lavorato pochi anni in azienda, solo quattro, gli ultimi prima della chiusura.
Inizialmente l’attività era florida, poi sono arrivati i giocattoli da Taiwan: la loro forte concorrenza ci ha messo in difficoltà e siamo entrati un po’ in crisi…
Ricordo il tentativo di produrre Goldrake, adeguandoci alle produzioni orientali, inizialmente lo stampo realizzato aveva dei problemi costruttivi, il giocattolo si assemblava con difficoltà e purtroppo anche questo ha creato problemi all’attività aziendale.

Sono stata assunta nel 1975; nel 1980, quando iniziarono le difficoltà, la dirigenza mi ha invitato a cercare un altro posto di lavoro e ho lasciato la ditta.
Ero impiegata, specializzata nelle traduzioni, addetta ai telex e seguivo la contabilità clienti.
Inizialmente la ditta lavorava moltissimo per l’estero, soprattutto Francia e Germania.
In magazzino giungevano i vagoni ferroviari caricati su carrelli e noi dell’amministrazione ci occupavamo dei documenti di trasporto. Seguivo la contabilità con Romeo Gusmini e avevo altri incarichi svolgendo un po’ di tutto, visto che l’azienda era comunque di piccole dimensioni.
Nel reparto, escludendo Gusmini e un altro collega, eravamo una decina di ragazze!
Seguivo gli ordinativi dei giocattoli. Ricordo che in amministrazione era presente un grande foglio, diviso in quadri e in doppia copia, riportante i prodotti in commercio: i rappresentanti passavano in ufficio e segnalavano le commesse ricevute.
Nel grande foglio erano indicati il GiocaGoal, i soldatini tedeschi, la serie del West! Una volta compilato con le richieste, il tutto era inviato al magazzino, dove Albino, Marisa e altri addetti provvedevano a caricare e spedire le merci. Alcuni prodotti base erano ovviamente ricorrenti, ai quali nel tempo si aggiunsero le novità: i Romani, il Colosseo…
In ufficio avevamo in dotazione un sistema contabile elettronico per predisporre le fatture, un Olivetti Auditronic; in seguito fu acquistato appositamente per il reparto amministrazione uno dei primi calcolatori, un Audit A5 sempre della Olivetti, che mi fu affidato per gestire la fase del caricamento dei dati: una macchina grande e pesante dotata ovviamente degli enormi floppy disk dell’epoca! Un addetto della ditta fornitrice veniva in azienda per insegnarmi l’uso dello strumento: tanti dati caricati, tutti gli articoli di produzione…ma poi purtroppo la ditta entrò in difficoltà…
Quando sono entrata in azienda c’erano già numerose maestranze, soprattutto ragazze, e mi è piaciuto da subito l’ambiente di lavoro: mi sono trovata bene perché eravamo tutti molto giovani e c’era un buon affiatamento! Ricordo, quando mi avvicinavo alle macchine ad iniezione, che rimanevo affascinata dalle stampate della plastica e dall’odore che emanavano! In vista e in occasione delle fiere del giocattolo, solitamente in Francia e Germania, si preparavano dei piccoli diorami espositivi che in gergo chiamavamo le “basette”: l’amica Sandra ne ha dipinte tante con il pennellino e qualcuna anche io…
Ricordo i numerosi bambini che tentavano di scavalcare la recinzione della ditta per recuperare le stampate difettose… andavano matti per i giocattoli Atlantic! Anche io talvolta portavo qualcosa al mio fratellino: le stampate difettose o i prodotti di prova… ora purtroppo mi accorgo di non avere conservato neanche una scatolina…
Sandro Compagnoni e Piero Guerra, quest’ultimo purtroppo deceduto in primavera, entrambi di Milano, sono arrivati a Treviglio per fondare la fabbrica.
Piero Guerra era un papà per tutti, ci voleva bene! Era addetto alla produzione, controllava il magazzino e insieme ad altri due addetti eseguiva la manutenzione degli stampi.
Sandro Compagnoni amava molto la sua azienda; aveva il suo carattere e a volte ci rimproverava, ma poi rapidamente ci scherzava su, prendendoci in giro… in fondo ci voleva bene!
Una curiosità: all’epoca mi dissero che il nome “Atlantic” della ditta era dovuto al fatto che la proprietà voleva realizzare un mare… un oceano di giocattoli per bambini!
E’ stato un bel periodo, mi piaceva tanto l’ambiente e con molte colleghe sono rimasta a lungo in contatto: in quegli anni nessuno poteva immaginare che l’azienda Atlantic sarebbe stata ricordata nel tempo… per tanto tempo… ancora oggi…”
In occasione dell’incontro con la S.ra Lidia, di cui alla testimonianza precedente, siamo venuti a conoscenza che Piero Guerra (con Sandro Compagnoni fondatore della ditta Atlantic), è venuto a mancare nella primavera 2016…purtroppo una triste notizia per tutti gli appassionati!
In ultimo due interventi, brevi ma importanti, rispettivamente di Umberto e Giovanni:
“Ho lavorato per la ditta Atlantic negli anni ’60, quando aveva sede ancora a Milano. All’epoca ero titolare di un’azienda di produzione materie plastiche con l’ausilio di stampanti per l’iniezione e talvolta operavo per conto terzi. In tempi successivi l’Atlantic ci commissionò alcuni giocattoli o parti di essi; ricordo in proposito di avere prodotto le “Pistole del West”, l’aliante del “Lancia intercettori” e alcuni meccanismi in plastica del “Mitra spaziale”.
In quel periodo la ditta Atlantic realizzava anche secchielli e palette per il gioco in spiaggia e verso la fine degli anni ’60 alcuni soldatini venduti un buste di plastica trasparente!”
“Negli anni ’70 era abbastanza diffuso il lavoro a domicilio. Conoscevo la madre di Piero Guerra, anche lei all’epoca residente a Treviglio. Per suo tramite ricevevo delle stampate di giocattoli e soldatini, in gran numero, da inscatolare a casa! Ricordo che Piero Guerra era un bravissimo modellista e realizzava barche e motoscafi.”

Lo spunto per l’intervento che segue è stato offerto da un sorprendente ritrovamento, una fotografia recuperata da Salvatore M. in un mercatino domenicale di Milano, riproducente  una  “mitica  Fiat  850 T con le insegne della Atlantic Giocattoli”! Come ricorda l’amico Salvatore, autentico appassionato della produzione e della storia imprenditoriale della ditta, l’Atlantic destinava solitamente i vagoni ferroviari e alcuni autocarri per il trasporto dei giocattoli sulle lunghe distanze, mentre i furgoncini erano utilizzati per fornire il materiale ai negozi del comprensorio. Nonostante qualche riserva da parte di Salvatore sulla originalità della fotografia, l’immagine è oltremodo interessante e simpatica, una testimonianza della intraprendenza della ditta!
Il percorso imprenditoriale dell’azienda inizia a Milano, tra gli anni ‘50 e ‘60, nel “retrobottega del negozio di giocattoli Zia Gin”, dove venivano realizzati artigianalmente i primi lavori. Maturando esperienza la ditta, pur restando a Milano, si sposterà in pochi anni in spazi più ampi ed efficienti; nel 1970 l’Atlantic troverà infine la sua sede storica e definitiva a Treviglio in provincia di Bergamo. Nel capoluogo lombardo l’azienda vorrà comunque mantenere un ufficio rappresentanza, commerciale e marketing. Nello stabilimento di Treviglio, per circa 15 anni, saranno realizzati i giocattoli destinati, tramite gli importatori ufficiali, ai mercati di tutto il mondo!
La produzione Atlantic, come sanno bene i tanti appassionati, ha avuto infatti larga diffusione. I giocattoli della ditta di Milano/Treviglio sono stati distribuiti in tutto il territorio nazionale, per poi valicare con successo il nostro confine, approdando prima in Francia, Germania, nel resto d’Europa e in ultimo negli Stati Uniti.
Nel periodo di maggiore riscontro, nella seconda metà degli anni ’70, nella fabbrica ferveva una grande attività e una buona parte della produzione era destinata all’esportazione. Lo stabilimento contava numerose maestranze, con addetti agli uffici, al magazzino, al confezionamento, alle macchine termoformanti e alle stampatrici per l’iniezione della plastica. Queste ultime, in gran numero, lavoravano giorno e notte, senza soluzione di continuità, per soddisfare la grande richiesta di giocattoli e soprattutto di soldatini.
L’Azienda, oltre a disporre di numerosi rappresentanti in Italia, distinti per regione o ambiti territoriali, e all’estero, aveva aperto agenzie e magazzini in Francia, Germania, Inghilterra. Grazie all’opera di validi intermediari, tra i quali su tutti la francese Orli Jouet di Lione, l’azienda di Milano riuscirà in pochi anni a diventare capofila del settore.
Per il trasporto a Bergamo, Milano e in altre parti d’Italia, l’azienda era proprietaria di alcuni autocarri e furgoni, ognuno contraddistinto dal marchio Atlantic Giocattoli. Gli articoli richiesti venivano spediti ai vari magazzini, dai quali erano poi smistati ai grossisti e ai dettaglianti finali. Per il mercato estero i magazzinieri erano incaricati di predisporre dei vagoni ferroviari, anche 2-3 al giorno, che arrivavano in ditta su appositi carrelli; la sera i vagoni erano pronti per il loro viaggio per i mercati stranieri, carichi di giocattoli e…di Super Soldatini! Grazie a capacità imprenditoriale e qualità produttiva, l’offerta Atlantic si è così diffusa in tutto il mondo… per soddisfare le richieste del mercato internazionale di ieri, fatto di bambini e adolescenti… e di oggi, costituito da una schiera, numerosa, nostalgica e cosmopolita di “adulti” appassionati e collezionisti!
(Si ringrazia vivamente Salvatore M. per il contributo).

furgone Atlantic

Treviglio è una attiva, ordinata e popolosa cittadina in provincia di Bergamo. Merita sicuramente una visita, se non per le sue testimonianze storiche e architettoniche… almeno per avere ospitato, per oltre un decennio, lo stabilimento produttivo della ditta Atlantic Giocattoli!
Due eventi hanno recentemente animato la simpatica località, con iniziative che, nel nostro piccolo, ci hanno visto partecipare attivamente. Nei giorni 12-13-14 Giugno 2015 si è svolta la manifestazione “Treviglio Vintage”, una festa che ha coinvolto l’intero paese, giunta alla seconda edizione, con mostre di oggetti vintage, concerti, esposizioni ecc… (www.trevigliovintage.it).
Gli organizzatori Alessandro O. e Ivan B., hanno raccolto l’idea dei giovanissimi Marco e Pietro di dedicare un evento alla ditta Atlantic, azienda ancora ricordata con affetto da tanti trevigliesi. Con questo presupposto siamo stati interessati alla realizzazione di una piccola esposizione di giocattoli e soldatini Atlantic dal titolo “Ragazzo, hai cento lire?”. L’organizzazione ha messo a disposizione uno splendido e ampio locale in centro storico da trasformare in negozio di giocattoli “d’annata”, completamente vocato alla produzione Atlantic! Su scaffali, tavoli e vetrine i numerosi giocattoli del passato sono tornati a nuova vita, ancora una volta, a disposizione del pubblico; Marco e Pietro hanno inoltre arricchito l’esposizione di due diorami, di grandi dimensioni, saturi di soldatini Atlantic! Inutile dire che tutti ci siamo resi disponibili a presenziare all’evento, accogliendo i numerosi visitatori. Di seguito alcune fotografie dell’iniziativa, più eloquenti di ogni parola (grazie agli amici che hanno permesso la riuscita dell’iniziativa: Dario, Gianlorenzo, Giuseppe e Piercarlo).

Domenica 13 Settembre 2015 è stata invece la volta di “Treviglio in GIOCO”, una manifestazione ludica/culturale voluta dall’amico Antonio C. e patrocinata dal comune di Treviglio (www.treviglioingioco.wordpress.com). L’evento, tra ambienti destinati ai giochi e laboratori didattici, ha previsto un piccolo spazio per l’allestimento di una esposizione dedicata alla serie Galaxy Atlantic. Su richiesta dell’organizzazione siamo stati coinvolti nell’iniziativa, che è stata la rara occasione per ammirare la serie Galaxy nel suo insieme e per riscoprire una produzione troppo spesso considerata ai margini dell’attività Atlantic. Grazie a Paolo T. per avere reso disponibili alcuni spazi all’interno dello show-room “Finardi la tua casa” e a Giuseppe e Gianlorenzo che si sono adoperati nell’allestimento della mostra e nell’accoglienza dei visitatori. Di seguito alcune fotografie che raccontano l’iniziativa.

Le due sopracitate manifestazioni alle quali abbiamo avuto l’onore, e l’onere, di partecipare sono state l’occasione per incontrare e “scoprire” alcune persone di Treviglio e dintorni che all’epoca hanno lavorato per lo stabilimento Atlantic. A tutti abbiamo chiesto di ricordare il periodo lavorativo in azienda, ed eventuali aneddoti legati a questa esperienza. Non sono state vere e proprie interviste, quanto una raccolta di testimonianze a “ruota libera”. Un sentito ringraziamento!
Il Sindaco di Treviglio è stato il primo a lasciare una propria testimonianza; ci ha ricordato infatti che da adolescente, insieme alla sua classe elementare, aveva avuto occasione di visitare gli impianti della fabbrica Atlantic, asserendo inoltre che la ditta era solita organizzare simili eventi con le scuole del territorio.
Aldo fa parte delle maestranze dello stabilimento di Treviglio, uno degli addetti che più a lungo ha vissuto l’attività imprenditoriale della ditta. Di seguito qualche suo ricordo del periodo:
“Ho lavorato in azienda dal Maggio 1973, in quegli anni eravamo 40-50 addetti, sino al Settembre/Ottobre 1987; sono stato tra gli ultimi a lasciare la ditta. La fabbrica era grandissima, aveva numerose macchine per la fusione e il reparto inscatolamento e sigillatura al quale lavoravano 30-40 ragazze. Ho iniziato trasportando con il carrello i soldatini e le scatole vuote alle ragazze addette al confezionamento. Con gli anni sono diventato capo magazziniere e insieme a due addetti preparavamo e consegnavamo la merce ai grossisti. Per il trasporto si usava un grosso camion che, due volte al giorno, di mattina e pomeriggio, effettuava le consegne al corriere di Milano con destinazione Italia, mentre per l’estero, Francia e Germania soprattutto, chiedevamo e approntavamo un vagone di treno: ne partivano almeno un paio alla settimana! Ho concluso la mia parentesi lavorativa nel ruolo di autista, consegnando il materiale in Lombardia… Varese… Como… nei negozi di giocattolo e nelle cartolerie. Ricordo però un viaggio in Germania, insieme a un collega, per ritirare degli stampi da portare in Italia.
Nei momenti di bisogno ho comunque lavorato anche agli impianti per l’iniezione della plastica.
Realizzavamo tutto in azienda, lo stampaggio ad esempio avveniva tramite macchine molto grosse e lunghe: si caricavano gli stampi e si facevano combaciare… si immetteva la plastica in sfere… si aggiungeva il colorante in percentuale… affidavamo a ditte esterne solo la preparazione delle scatole stese! Negli ultimi anni abbiamo prodotto la trousse dei trucchi per le bambine, realizzata con materiali naturali, atossici e senza pericolo; ha avuto un grande successo e ricordo che ho dovuto lavorare anche la vigilia di Natale per riuscire a rifornire i negozi che la richiedevano: è andata via come il pane, ma erano rimasti solo cinque-sei addetti e non riuscivamo a soddisfare la richiesta delle cartolerie e delle rivendite di giocattoli che la sollecitavano anche due-tre volte al giorno!
Ricordo sia Sandro Compagnoni, il titolare, che Piero guerra, il capo officina che aveva la responsabilità di tutte le macchine, entrambi erano persone capaci che sapevano fare egregiamente il proprio lavoro. Ero consapevole di lavorare per una grossa azienda che esportava in tutto il mondo, costruivamo dai motoscafi in plastica al gioco del pallone; era a conduzione familiare, si timbrava il cartellino ma ci si conosceva tutti e ci si dava una mano… se l’azienda fosse ancora attiva ai nostri giorni ci sarei rimasto volentieri! Rammento infatti l’azienda con affetto… anche se d’inverno dovevo uscire all’esterno, dove avevamo i sacchi pieni di soldatini, per preparare il materiale da confezionare e spedire…
Sono rimasto in fabbrica tredici anni e sono stato benissimo!
Purtroppo, a mio parere, con gli anni la ditta si è ingrandita troppo, ha continuato ad assumere personale aumentando i costi di produzione… ed è entrata in difficoltà…”
Silvio Gelmi è il titolare dell’omonimo “storico” negozio di giocattoli di Treviglio. Il suo breve intervento ricorda i rapporti commerciali e personali con la ditta Atlantic e la sua proprietà:
“Conoscevo un po’ tutti in azienda. Compagnoni era un buon imprenditore per i suoi tempi, è stato il primo a inserire i giocattoli nei giornalini distribuiti nelle edicole!
Visto la posizione del negozio, andavo direttamente in ditta per rifornirmi di giocattoli. Lo stabilimento era formato da un grande capannone, con numerosi addetti, tutti molto bravi a iniziare dal capo officina. Ricordo il magazzino della fabbrica, stipato di confezione dei plastici fino al soffitto, ricordo i soldatini a 100 lire e relative pubblicità. I soldatini hanno fatto la fortuna dell’azienda; in conclusione dell’attività imprenditoriale hanno realizzato altre cose, credo sbagliando la tipologia produttiva…
Rammento che l’azienda lasciava dei bidoni pieni di soldatini all’esterno della fabbrica, a mio avviso volutamente per attirare l’attenzione dei bambini (è uno degli aneddoti più ricorrenti, i magazzinieri depositavano fuori della ditta, ma comunque all’interno dell’area recintata, i giocattoli e i soldatini difettati e/o in attesa della spedizione: molti bambini di Treviglio e dintorni, in quel periodo, hanno passato molto del loro tempo per cercare di “recuperare” quei soldatini…).
Ricordo che producevano anche motoscafi in plastica, e al termine dell’attività aziendale andavo a ritirare i profumi giocattolo per le bambine.
A volte mi chiedo come mai l’Atlantic sia diventata così famosa in tutto il mondo, le sue scatole di soldatini hanno oggi un valore collezionistico superiore a quello di tante altre case concorrenti: probabilmente un serie di situazione coincidenti e una pubblicità indovinata.
Il mio negozio di giocattoli ha 136 anni di attività e io sono lì da 70 anni! Quanta gente è passata chiedendo i prodotti Atlantic e quanta viene ancora in negozio per domandarli… e quanti giocattoli, purtroppo, negli anni ho buttato via…”
Luca è stato l’ultimo commercialista a lavorare per l’Azienda. Un suo curioso ricordo:
“Quando con il Sig. Compagnoni ci siamo recati presso il Tribunale di Bergamo per consegnare l’Istanza di Concordato Preventivo, abbiamo preso contatto con il cancelliere. Con nostro grande stupore era un grande appassionato di soldatini e quando ha riconosciuto il nome della ditta Atlantic sulla pratica gli si sono illuminati gli occhi! Ci ha chiesto addirittura se si potevano ancora trovare dei soldatini… perché gli mancava qualche pezzo!”
Di seguito il ricordo rispettivamente di Nicoletta, Marisa e Mariangela, in quegli anni lavoratrici in forza alla Atlantic Giocattoli di Treviglio:
“Sono entrata in fabbrica nel Settembre del 1970. Inizialmente eravamo 8-10 ragazze, dopo pochi anni siamo diventate 120! Di Treviglio ero l’unica, le altre colleghe erano del circondario. Il lavoro era diviso in turni: ero addetta alla costruzione e confezionamento dei motoscafi e dei carri armati. Talvolta a casa si assemblavano i giocattoli più piccoli, mentre i più grandi, a volte dipinti, si realizzavano in azienda.”
“Ho lavorato per circa 11 anni; alla fine l’azienda ha avuto problemi, si lavorava a singhiozzo e ho deciso di lasciare l’attività nei primi anni ’80.
Eravamo più di cento donne e andavamo tutte d’accordo!
Tra i miei impieghi ricordo l’uso delle macchine del vacuform: si stendeva il foglio di plastica preventivamente colorato in serigrafia sulla macchina, sotto c’era lo stampo che dava la forma al giocattolo una volta azionato il sottovuoto. Piero Guerra realizzava il disegno dei plastici e dei giocattoli da ottenere con la tecnica della plastica termoformata e curava gli stampi… faceva tutto lui! Ricordo inoltre più di dieci macchine per l’iniezione della plastica.”
“Ho iniziato a lavorare in Atlantic nel 1976-77 e sono andata via nel 1980. Ero impiegata al confezionamento e montaggio dei motoscafi, dei motorini elettrici e loro inscatolamento.
C’erano pochissimi uomini in azienda, impiegati alle macchine di stampaggio e in magazzino, una decina di persone in tutto…”
Due brevi testimonianze lasciate rispettivamente da Nicodemo e Edoardo:
“Il sig. Compagnoni possedeva una Alfa Romeo Quadrifoglio e tutti i sabati passava all’officina Alfa Romeo dovevo lavoravo. Veniva da Milano e lasciava la sua vettura presso di noi per andare poi a giocare a golf!
Lavoravo a casa per la ditta, come in molti facevano all’epoca. Ricordo che aiutavo mia moglie e mia cognata a incollare i pezzi dei motoscafi in plastica; terminati i motoscafi magari si passava ai carri armati o ai soldatini…”
“Sono entrato in ditta nel 1984-1985, quando la stessa era prossima alla chiusura. Sono stato pochissimo tempo, non più di un mese, è stato un lavoro transitorio…
Ricordo che nello stabilimento c’erano pochi addetti, il titolare, il capo reparto stampaggio e una terza persona addetta alle consegne. Sono stato impiegato agli impianti di stampaggio e fusione e in qualche lavoro di carico e trasporto del materiale. Ho visto il titolare poche volte, in occasione di qualche suo sopralluogo in fabbrica.”
In ultimo una corposa e interessante testimonianza lasciata da Alessandra:
“Ho lavorato 13 anni presso lo stabilimento della Atlantic Giocattoli di Treviglio, dai primi anni ’70 sino al periodo di chiusura dell’azienda; ho vissuto pertanto sia gli anni del successo industriale sia l’epilogo della ditta: sono stata infatti tra le ultime impiegate a lasciare la fabbrica!
Ero addetta al settore vendite, curando in particolare i rapporti con i clienti Italia, tra i quali ricordo Rinascente, Upim, Magazzini Metro e Standa. In totale, nel nostro ufficio, siamo arrivate ad essere in 14, di cui 12 donne e solo due uomini! Seguivamo le vendite, la fatturazione e la contabilità in genere; dalla metà degli anni ’70, aumentando il volume produttivo soprattutto con l’estero, entrò in azienda Romeo G. in qualità di nostro direttore amministrativo. Per l’estero si lavorava infatti moltissimo, tanto che due persone erano impiegate al settore: negli anni di maggiore attività si preparava addirittura un vagone ferroviario al giorno, così si usava all’epoca, da destinare al mercato d’esportazione! Il volume produttivo era tale, soprattutto con la Francia e la Germania, che in quegli anni si partecipava ad alcune importanti fiere campionarie di settore: Milano, Parigi e Norimberga.
L’ufficio commerciale era invece a Milano, dove si curava la progettazione dei giocattoli e l’aspetto pubblicitario, si incontravano i clienti e si mostrava il campionario. Nei primi anni i rappresentanti commerciali venivano invece in azienda, poi per comodità fu aperto l’ufficio apposito. Comunque spesso e volentieri alcuni clienti venivano a trovarci nello stabilimento, per visitare gli impianti; con loro avevo spesso rapporti di lavoro, ricordo che solo per l’Italia i rappresentanti erano circa una ventina!
In azienda mi sono trovata molto bene, mi piaceva lavorare, con entusiasmo; in ufficio eravamo tutti giovani, in ottimi rapporti tra di noi, tanto che ci siamo frequentati anche nella vita privata… e abbiamo presenziato ai rispettivi matrimoni!
Ricordo i nomi di qualche collega di lavoro: Lidia, Maria Grazia, Vilma, Adriana, Graziano, Patrizia, più o meno provenienti tutti dalla zona di Treviglio.
Ricordo ottimamente anche la figura del ragioniere Sandro Compagnoni, il titolare dell’azienda, perché lavoravo a stretto contatto con lui, quando seguivamo i clienti e i rappresentanti italiani e stranieri: un uomo di grande cuore, ci trattava bene, amava le sue impiegate e i suoi operai; aveva il suo carattere… però riconosceva i nostri diritti e sul lavoro ci siamo sentiti sempre a nostro agio.
Abbiamo comunque fatto tanto per l’azienda: quando è iniziata la crisi si è scelto infatti di continuare ugualmente a lavorare, nonostante il rischio di percepire lo stipendio in ritardo. Anche quando è subentrata l’amministrazione controllata in molte siamo rimaste! Durante questo ultimo periodo sono stati congelati i debiti e crediti con le banche, nonostante le difficoltà Compagnoni ha sempre fatto di tutto per saldare prima le sue maestranze: il Ragioniere mi ha lasciato di sè un bel ricordo!
In azienda c’erano altre figure importanti. Rammento soprattutto Piero Guerra e sua moglie Pina, i capi reparto, trasferitisi da Milano a Treviglio dopo la costruzione dello stabilimento: entrambi hanno seguito le sorti dell’azienda, dalle origini alla fine…; il sig. Guerra, dopo Compagnoni, è stato infatti il capo storico dell’azienda, mentre la sig.ra Pina era la “maestra” delle ragazze addette alla produzione. Rammento inoltre Albino D. il capo magazziniere dell’epoca.
Purtroppo negli anni ’80 l’azienda entrò in crisi, tra le cause principali l’invasione dei primi giochi elettronici… Ricordo che in quegli anni era stato proposto a Compagnoni di diventare il primo importatore in Italia dei “Puffi”, tramite il francese Berthier, e del merchandising legato ai cartoni animati di Goldrake. M. Claude Berthier, lo storico importatore francese dei giocattoli Atlantic, che era solito venire in azienda ogni due-tre mesi, tentò di convincere Compagnoni ad accettare l’incarico, soprattutto per quanto riguardava la distribuzione dei Puffi, però il Ragioniere, che aveva già una certa età, non se la sentì di rischiare… di ampliare il capannone e di rimettersi in gioco. Compagnoni, quindi, non ha voluto fare l’importatore e il distributore di altri giocattoli, troppo legato come era ai piccoli clienti, ai negozianti… forse è stato uno sbaglio… ma è andata così… comunque l’Atlantic ha avuto il suo grande momento di gloria!”

L’intervento che segue è stato possibile grazie all’essenziale collaborazione degli amici Stefano M. e Salvatore M., che si ringraziano in modo particolare.
Stefano, con passione, perseveranza e intuito, ha avuto la ventura di “incappare”, visitando un “classico mercatino fuori porta”, in alcuni bozzetti originali, utilizzati dalla ditta Atlantic per realizzare le rispettive scatole di vendita. Nello specifico si tratta di alcune tavole dedicate a “La marcia su Roma, Mussolini – camicie nere” e “Hitler, camicie brune – SS”, che gli appassionati riconosceranno facilmente tra quelle destinate alla produzione dei primissimi anni ‘70. Visto che parliamo di materiale non raro, ma unico, fa piacere pensare che, dopo oltre quarant’anni, sia ancora possibile recuperare simili testimonianze!
Il felice ritrovamento è lo spunto per affrontare un argomento che reputiamo interessante, la realizzazione creativa e grafica delle box-art e le tecniche pittoriche utilizzate. Indubbiamente le illustrazioni di copertina hanno avuto un ruolo importante nel successo della ditta Atlantic: colorate e ammiccanti, catturavano l’attenzione e contraddistinguevano la produzione.
In merito alle prime box-art (… e alle restanti della serie Soldati d’Italia…), abbiamo sempre avuto il cruccio di identificarne l’artista e speriamo in chi legge per avere un aiuto! Solo in due confezioni, che si riproducono, è stampigliata la sigla “Mg”: la firma dell’autore?
E’ stato Salvatore M., profondo conoscitore della produzione Atlantic e delle vicende imprenditoriali della ditta, con passione e grande spirito d’osservazione, a scoprire e segnalare questa curiosa particolarità delle scatole, grazie!
Sono state formulate numerose ipotesi, interpellato esperti di grafica, dell’illustrazione e del fumetto, frequentato gli ambienti del settore… purtroppo senza risultati. Forse l’artista è da ricercare, più semplicemente, tra i collaboratori delle Agenzie che all’epoca curavano gli aspetti creativi e promozionali della ditta Atlantic.
I bozzetti su cartoncino realizzati sino alla metà degli anni ’70, tutti palesemente curati dalla stessa mano, sono a tempera e/o tecnica mista, su una traccia a matita. La tempera era utilizzata per la facilità di impiego, resa cromatica e resistenza nel tempo.
Controllando le quattro tavole originali dedicate a Mussolini/Hitler, si possono osservare i ripensamenti e le modifiche introdotti dall’autore che hanno portato al lavoro conclusivo, in seguito tagliato e/o ricomposto, ridotto in scala e riprodotto per essere adattato al formato delle diverse confezioni di vendita.
Nelle immagini, a cura di Stefano M., alcuni particolari sono indicati con frecce colorate: rosse per sottolineare le parti tagliate dallo scatolificio (…una porzione del tempio, il viso di una camicia nera…), blu a evidenziare alcuni segni a matita perfettamente visibili sotto il colore dei bozzetti, che osservati sulla scatola diventano piccoli difetti (…la canna del fucile, tracciato più lungo a matita e accorciato in fase di colorazione, un segno triangolare sul fanale della motocicletta…).
Dalla metà degli anni ’70, quando l’azienda milanese si doterà di un proprio Ufficio Marketing e creativo, la stesura delle illustrazioni di copertina sarà curata da artisti assunti in seno alla stessa Atlantic. Generalmente le tavole continueranno ad essere realizzate a tempera, con la rara eccezione dei bozzetti relativi alla saga di Capitan Harlock, dipinti con matite colorate! Numerose sono altresì le box-art che sfruttavano diorami e plastici pensati e composti per l’occasione e riprodotti fotograficamente sulle confezioni… e nelle pagine promozionali.
Seppure frutto di fantasia, spesso le illustrazioni traevano ispirazione da trattati storici, fotografie d’epoca o dalle opere di pittori del passato.
Per i bozzetti finali della serie Galaxy, tra le ultime in produzione, i creativi dell’Atlantic, dopo gli studi e le tavole intermedie a matita e inchiostro, hanno adottato talvolta le tempere ma più spesso le chine all’anilina, per la loro capacità di garantire trasparenze e sfumature.
Oltre che per le illustrazioni delle copertine, alcuni bozzetti, generalmente a matita o inchiostro, sono stati di ausilio nello studio, progettazione e costruzione dei giocattoli.
Un ringraziamento a tutti i creativi, i disegnatori e gli illustratori, per i loro lavoro, che da adolescenti ha stimolato la nostra fantasia e che ancora oggi, dopo tanti anni, continua ad affascinarci!

Bozzetto 1

Bozzetto 2

Bozzetto 3

L’ideazione e la progettazione della serie Galaxy, produzione di fine anni ’70, si devono in larga parte alla vena creativa di Ezio S.. Il talentuoso disegnatore si era già fatto conoscere e apprezzare dai lettori di fantascienza, dopo la pubblicazione di alcuni lavori su diverse testate e raccolte di fumetti. L’artista, che in casa Atlantic aveva precedentemente maturato una breve collaborazione, si dedicò al progetto con entusiasmo per alcuni mesi, dando forma all’universo Fantasy della serie, creando gli schizzi preparatori, seguendo le varie fasi produttive insieme agli altri collaboratori della ditta e realizzando infine le splendide illustrazioni delle box-art. Di seguito, grazie alla cortesia di Rita e Marzio (a cui siamo vivamente obbligati per avere reso disponibile il materiale documentale!), alcune rare immagini d’epoca, che ritraggono l’allora giovane autore in diversi momenti del suo lavoro. Osservando le fotografie, nel classico formato in bianco e nero, si possono notare le grandi dimensioni delle sculture componibili, crediamo in legno, probabilmente destinate alla costruzione delle matrici di stampa.
Per gli appassionati del genere sarà inoltre facile riconoscere numerosi soggetti che hanno caratterizzato la serie: Dynatlon, Humbot, Falcon Interceptor, Supercar Interceptor, Cosmoscacchi… Completano la documentazione diversi bozzetti e tavole originali, tutti realizzati nel 1977/78.

1 insieme Falcon

2 insieme Dynatlon

3 insieme Humbot

La ditta Atlantic, dopo il successo dei primissimi set dei Soldati d’Italia, tenta la carta del modellismo per bambini: inizialmente carri armati, mezzi e piccoli accessori, in seguito aerei, navi e soggetti scenografici in grandi dimensioni. Essendo pensati per il gioco dei più piccoli, le riproduzioni non avranno mai la cura e i dettagli dispensati dalle case concorrenti; di contro, grazie al loro facile assemblaggio tramite innesti senza collante, potevano essere velocemente disponibili per il gioco. Per la realizzazione dei modelli l’azienda si avvalse sovente, quale “fonte di ispirazione”, di quanto reperibile sul mercato. Allo scopo saranno presi a campione numerosi soggetti di carri armati, mezzi e navi, in precedenza realizzati da altre ditte, modificandoli e adattandoli appositamente per l’occasione.

Grazie al contributo appassionato di Fabrizio S. (che si ringrazia doverosamente), di seguito una puntuale analisi di alcune serie Atlantic e della loro presumibile origine nel mondo del modellismo: un commento che offre lo spunto per interessanti riflessioni e considerazioni.

La scala di riduzione degli aerei – 1:100 –  è molto particolare e non è stata adottata frequentemente in passato dalle case modellistiche. Stante anche il target di destinazione, si dubita che l’Atlantic abbia inviato i sui progettisti a misurare i mezzi in parola, ritenendo probabile che abbia semplicemente rielaborato alcuni kit già esistenti sul mercato. ”Guarda caso” la giapponese Tamiya (www.tamiya.com), a quel tempo realizzava dei deliziosi modellini in scala 1:100, che riproducevano, tra l’altro, nientemeno che i quattro soggetti “moderni” commercializzati da Atlantic.

aerei

Tamiya ha ancora in catalogo una parte della storica serie, di cui fanno parte appunto il G91, il Mirage, il Phantom ed il Mig 21, anche se le versioni di Tamiya, in alcuni casi, sono differenti da quelle dichiarate da Atlantic (…Tamiya ha anche realizzato un F4 K/M britannico…, attualmente fuori catalogo). Probabilmente i mezzi aerei Atlantic si sono ispirati alla casa giapponese. Potrebbe esserne la conferma la realizzazione da parte dell’azienda italiana del IL 28, un aereo prodotto, a quei tempi, solo da Airfix (www.arfix.com) – in 1:72 – ed appunto da Tamiya in 1:100. Peraltro l’aereo non era particolarmente famoso, se non per la sua partecipazione alle guerre tra arabi e israeliani negli anni ’70. Inoltre Tamiya ha anche realizzato in 1:100 il bombardiere B52, …altro modello di punta dell’azienda di Treviglio!

b52

Per gli aerei della seconda guerra mondiale invece, si ritiene che Atlantic si sia basata, riducendoli, su kit in 1:72 prodotti ora come allora da una pletora di case modellistiche: Airfix, Frog, Matchbox (www.matchbox.com), Revell (www.revell.com), ecc. Infatti, Tamiya non ne ha prodotti in 1:100, se si escludono il Me 262 ed il Me 163. Ma si potrebbe dire con certezza che l’aereo SM 79 è stato “copiato” dall’Airfix (ai tempi, oltre la blasonata casa inglese lo produceva una effimera ditta Italiana – Artiplast – ma in 1:48). Sia Atlantic che Airfix infatti propongono la configurazione con due siluri, che nella realtà operativa non era adottata per motivi di stabilità in volo.
Il Boeing Vertol V107, differentemente da quanto affermato da Atlantic, non è stato utilizzato per la lotta “anti-sommergibile”, ma per il trasporto delle truppe. Effettivamente era in uso alla Reale Marina Svedese: ma di questo l’Atlantic ne era a conoscenza, perché, guarda caso, la veneranda Airfix ne commercializzava (dal 1965) una versione appunto in dotazione alla Svezia.

vertol v107

Per le navi prodotte da Atlantic, invece, non si hanno riscontri precisi, dato che molte case modellistiche a quei tempi avevano in catalogo mezzi in 1:700…quindi il materiale da cui prendere ispirazione non è mancato… Però è anche vero che la semplicità delle parti da incastrare farebbe optare per una copia (ingrandita) delle navi in scala 1:1200 realizzate dalla ditta italiana Casadio (negli anni ’70) e poi commercializzate anche da Esci e Revell (attualmente alcune sono in catalogo Revell). La corazzata tascabile sembra ispirata più che alla Bismark a qualche corazzata italiana… e infatti nei bei tempi che furono le corazzate italiane erano realizzate (come scatole di montaggio) solo dalla Casadio in scala 1:1200 ed erano, come tutti i modelli della defunta ditta, “ad incastro senza collante”, seppur in plastica rigida… Atlantic potrebbe aver copiato almeno una parte delle navi (corazzata e portaerei tra tutte) della Casadio, la cui filosofia costruttiva era in linea con quella della ditta di Treviglio (pochi pezzi da incastrare tra loro senza colla).

Cambiando genere, il cannone sparante “moderno”, a mio parere, trova origine in un “classico dei classici”, ovvero il coevo 88 mm Flak della Tamiya in 1:35. Del modello si possono infatti notare i “piedini” di foggia rettangolare (come per l’Atlantic), mentre quello dell’Airfix (in produzione ora come allora) era innanzitutto in 1:72 ed aveva i terminali rotondi. A quei tempi la casa giapponese era inoltre l’unica a produrre l’88 in scala “grande”. Anche il mezzo Kettenkrad potrebbe derivare da una copia del corrispondente Tamiya in scala 1:35. E forse anche la mitragliera Flak 38 quadrinata in “vasca da bagno” potrebbe derivare da un modello Tamiya, ma è stata talmente rimaneggiata da Atlantic… da non averne certezza. E’ anche vero che in scala 1:35, a quei tempi, c’era solo il prodotto giapponese…

cannone sparante

Naturalmente anche altri giocattoli sono stati realizzati prendendo spunto da precedenti produzioni. E’ il caso ad esempio della catapulta e della torre d’assedio romana, forse una rielaborazione dalla Elastolin, della nave da guerra greca, probabilmente rivisitazione di un modello Aurora o Revell, i figurini del GiocaGoal “ispirati” alle medesime miniature del “Footballers” Airfix o dell’astronave Arcadia, sicuro adattamento di un precedente modello giapponese. In conclusione, alla fine degli anni ’70 l’azienda di Treviglio commercializza, sotto l’egida di “Atlantic Models”, due soggetti in numerosi pezzi da montare con incastri e collanti: una produzione più vicina al mondo del modellismo! Furono posti in vendita il Boeing 727 e la Modern Destroyer (ispirata alla Z1 Zerstorer, Fletcher class). Anche nel caso in questione gli spunti per delle rielaborazioni non mancarono, anche se qualche appassionato collega i prodotti a quanto realizzato in precedenza dalla Revell o dalla tedesca Progresswerk Nurnberg, che effettivamente aveva in catalogo entrambi i soggetti…

atlantic models

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