Emozioni Atlantic!

Nel capitolo si riportano i commenti di alcuni amici, che hanno un dono raro: quello di riuscire con le parole a colorare le emozioni, mentre ricordano la stagione mai dimenticata della propria infanzia!
Sono un omaggio, talvolta inevitabilmente nostalgico, a un passato più o meno lontano quando in casa o nel cortile, da soli o in compagnia, si passavano ore spensierate con i giocattoli e i soldatini Atlantic.
Leggendo le loro note si riscoprono le sensazioni provate e si ravviva la memoria. Grazie!

“Sono della classe ’68, quindi uno di quelli che le pubblicità Atlantic, Polistil, Lima e Mattel dei fumetti “Topolino” le ha vissute quasi tutte…
“150” lire (nel periodo delle 100 lire ero ancora troppo piccolo…) le spendevo settimanalmente dal tabaccaio sotto casa… poi se arrivava la banconota da 500 era festa grande con le confezioni più d’elite, non parliamo di plastici o cannoni sparanti…
Mio papà preferiva acquistarmi gli 1:32, cosa che mi rendeva a volte “asociale” rispetto agli amici che avevano a disposizione armate di HO… La prima scatola in assoluto fu quella dei parà, poi la banda carabinieri che mi costrinse ad andare in guerra con flauti e tromboni (mio nonno da ex….), seguiti da una caterva di indiani che mio padre (abile modellista nautico e in pianta stabile in un noto negozio a pochi metri da casa) amava dipingere, costruendomi ogni sorta di fortino, con legno, polistirolo, anche cemento su una roccia in montagna!
Avevo sei anni quando per regalo, di ritorno dall’operazione di appendicite, mi montò, esponendola sullo scrittoio a “levantina” dell’ingresso, l’intera serie dei mezzi corazzati HO: fu così che anche lui si rassegnò all’idea di quei “cosi piccoli e brutti non buoni da colorare”! Lo rammento come se fosse ieri (…e grazie a questo sito i ricordi rimangono “verdi” con immagini e racconti).
Sono passato ad altro: a modellini all’epoca semplicemente impensabili, alle attuali produzioni in scala 1:72 che, per pulizia e perfezione , probabilmente ci avrebbero stupito se viste allora… ma quegli Atlantic!
Peccato davvero averli persi tutti nel corso del tempo: dalle “scatole tricolori” agli ultimi “bustoni 1:32” in vendita dal cartolaio.
L’ultimo giocattolo acquistato all’epoca? Un mastodontico e “plasticoso” carro Leopard di colore blu in scala 1:32 e una confezione sulla Liberazione di Parigi …e poi recentemente, preso dalla nostalgia, una scatola trovata all’ipermercato, di quelle “Gioca con la storia”, oltre la “Marcia su Roma” rivisitata dalla ditta Waterloo 1815, che tengo su sprue quasi a monito per ciò che ho disperso in tutti quegli anni…
Anche questa è storia della società, del costume, di una generazione di ragazzini tra il ’60 e il ’70, cose degne di una puntata su RaiStoria che grazie ai tanti appassionati continuano a vivere!
Ho scritto queste impressioni perché in fondo quegli anni sono la parte più dolce e spensierata della mia vita!”

Marco

“Non mi definisco un collezionista di soldatini, pur possedendone tanti e di molte famose marche, in special modo ATLANTIC: il mio intento è recuperare le emozioni di quegli anni verdi, quando il bambino che ancora è in me giocava ai soldatini sul tappeto della sua cameretta, ricalcando con la fantasia la …sceneggiatura del western o del war movie visto la sera prima. Il mio intento è recuperare le suggestioni (persino olfattive: il profumo della plastica dei soldatini alla prima apertura della scatola o del blister !!!) e la nostalgia di giorni lontani nel tempo, vicini nel cuore…”

Giulio

“Ciao, ho ricevuto gli ultimi due volumi, che dire…grazie, grazie e ancora grazie.
La vostra opera, più che un viaggio, è stata un vero e proprio tuffo nell’Atlantic, avete scavato in profondità riportando alla luce non solo storia e produzione, ma anche e soprattutto retroscena, aneddoti, curiosità e tutto quello che c’era e c’è da sapere sulla ditta di Treviglio, dagli albori all’epilogo, nella maniera più dettagliata e documentata possibile.
Molti avranno giudicato il vostro lavoro bello, interessante, approfondito; ma per chi, come me, Atlantic ha rappresentato e rappresenta un mito, il vostro lavoro è anche uno straordinario concentrato di storia e di emozioni, condito da quel pizzico di malinconica nostalgia che non può mancare sfogliando le pagine di questi volumi.
Quindi grazie di cuore, grazie per lo splendido “viaggio” da chi aspettava la paghetta settimanale per correre a comprare una nuova confezione della “serie del West”; grazie da chi, quando schierava i soldatini Atlantic in casa, veniva rimproverato perchè non c’era più posto nemmeno per appoggiare i piedi; grazie da chi, quando accompagna i figli in un centro commerciale, si sofferma a cercare, tra le corsie dei giocattoli, magari nascosti in un angolo, quelle antiquate confezioni di soldatini che nessuno nota più, soldatini di pessima qualità, made in China, ma soldatini, e si ritrova ad esclamare ” Matteo, Lorenzo, guardate, qui ci sono i soldatini!” e si sente puntualmente rispondere. ” ma papà, io voglio il Bakugan, e io invece il Beyblade”; grazie perchè, in fondo, sono convinto che tra 30 o 40 anni nessuno ricorderà più il Beyblade o il Bakugan, ma ci sarà ancora chi ricorderà con piacere i leggendari soldatini Atlantic.”
Davide

“Per anni ho sperato che in rete emergesse qualche realtà almeno internettiana dedicata espressamente alla nostra beneamata Atlantic, ma niente, tolto il pregevolissimo AtlanticMania.
Anche soltanto per un libricino di qualche decina di pagine cartacee avrei pagato ad occhi chiusi. Capisci perchè la vostra iniziativa mi appaia quasi miracolosa! Fremo letteralmente all’idea di quando avrò fra le mani un ben di Dio composto da quattro volumi in policromia e formato maxi, per un totale di oltre 1000 pagine… giuro, se ci penso non ci credo ancora!
Per me l’Atlantic non è solo stata la casa di produzione che ha segnato tanta parte della mia infanzia ludica. È stata innanzitutto il mio battesimo con i soldatini: 1977, autunno, avevo due anni e pochi mesi quando mia mamma mi ha comprato la scatolina di Sceriffi e Fuorilegge. Da allora sono passati più di 35 anni e si sono accumulati circa 80.000 soldatini…
L’Atlantic è stata i disegni in stile fumetto che costituiscono ancora oggi il mio immaginario sulla Seconda Guerra Mondiale, e quando trovo qualche figura che rimanda vagamente a quel tipo di tratto, a quei colori sgargianti, la mia memoria, il mio cuore potrei dire, corrono a quelle scatole.
A volte sai cosa desidererei? Desidererei poter andare il sabato mattina a fare colazione al bar a Milano, passando prima da un’edicola o da un negozio di giochi, comprare una scatolina di quelle, aprirla e staccare i soldatini mentre consumo un tè freddo e una brioche, e poi alzarmi e lasciare sul tavolo quella scatola e quei soldatini, come fossero un dono per il figlio del barista, o per un bambino che si trovasse a passare di lì. Lo so, è un pensiero che ha dell’assurdo, ma per me l’Atlantic è stata davvero una porta per la formazione della mia anima, anche se a livello inconscio, naturalmente. E il mio sogno di “consumare” e poi donare in modo tanto inconsueto quei soldatini, rappresenta il modo in cui li ho vissuti: un cibo per l’anima.
Se ho passione ed interesse per tante cose che non vanno molto di moda fra i giovani d’oggi, (la geografia, la storia, le bandiere, i militaria e altre ancora) lo devo proprio a quella ditta, al suo modo così caratteristico di porsi verso noi bambini di allora, come fosse un complemento di studio, un gioco “serio” e al contempo tanto divertente… “Ehi ragazzo, hai cento lire?”…”

Alex

“Avete fatto un lavoro spettacolare… Nel tempo ho raccolto varie enciclopedie riguardanti svariati campi, edite da case arcinote e con possibilità finanziarie notevoli; ma probabilmente la passione nel fare una determinata cosa consente un risultato nettamente migliore e credo che voi abbiate riversato in quest’opera anche qualcosa di più. E’ un piacere per gli occhi con il quantitativo incredibile di foto e disegni che siete riusciti ad inserire; è un piacere per la mente che elabora le migliaia di informazioni che siete riusciti a raccogliere; è un piacere per il cuore che si scalda ad ogni ricordo che torna di un’età che purtroppo è passata ma che, in questo bambino un po’ cresciuto, è ancora ben impressa. Grazie.”

Andrea

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