Come eravamo

Di seguito una emozionante testimonianza di Paolo Z., appassionato dei giocattoli e soldatini Atlantic. Paolo ha avuto la costanza di conservare molti dei suoi giochi “made in Treviglio” e soprattutto mantiene caro e vivo il ricordo dei momenti passati con loro! “I soldatini Atlantic – afferma Paolo – sono stati amici che hanno condiviso una parte importante della mia esistenza: per ognuno c’è un ricordo o un episodio…”.
Grazie per avere rilasciato questa splendida testimonianza… aspettiamo le prossime :-)
“Sono nato nel 1964 e posso dire di aver seguito dall’inizio l’epopea dell’Atlantic.
Il primo ricordo?
Partiamo dal luglio del 1969. Ero a trascorrere le vacanze a Varazze, cittadina con la quale ho il debito delle mie estati felici.
C’era molto fermento quel giorno: si prospettava l’arrivo dell’Uomo sulla Luna. Mi venne concesso di rimanere alzato per potere seguire l’evento. Ricordo il clima di eccitazione che anche a casa mia aveva contagiato tutti…genitori, nonni, zia.
Perché questa premessa? Perché tutti noi bambini di quegli anni fummo marchiati a vita da quell’avvenimento. Cosa farò da grande? L’astronauta! Già, ma bisognava allenarsi! Ed ecco che l’Atlantic (ma allora non sapevo ancora che si chiamasse così) propone il meraviglioso casco, arancione con visiera blu, dicendo, con una storica pubblicità, che bisogna abituarsi a portarlo, visto che il futuro era roseo in tal senso. Iniziai quindi a sognarlo giorno e notte immaginandomi che, una volta indossatolo, potevo essere alternativamente Armstrong, Collins od Aldrin, a seconda dell’umore del giorno.
A partire da novembre lo vedevo ovunque: alla Standa, su Postal Market, in una vetrina ricca di giocattoli di un bel negozio nel centro storico della cittadina lombarda dove vivevo. Siccome allora i doni li portava Gesù Bambino, mi venne consigliato di scrivergli una letterina per chiedere se poteva accontentarmi: così feci e così fece.
La felicità di quel Natale 1969 penso non fu mai più provata”
(Natale 1969, Paolo indossa il casco da astronauta Atlantic! Nella fotografia è insieme alla sorella e al fratello).

Paolo Natale 1969

“Passarono gli anni, neanche tanti a dire la verità, (una volta, chissà perché, i tempi apparivano enormemente dilatati) ed inizia la passione per i soldatini.
Gli Airfix, che reputavo il non plus ultra, i Nardi ed i Canè prima di tutto. Poi vennero gli Atlantic. Ne rimasi folgorato. Erano i primi Anni Settanta: periodo magico capito dopo.
Ricordo benissimo il primo slogan: Ragazzo, hai cento lire? I miei fratelli e gli amici li spendevano in un cono di gelato (si potevano prendere due gusti, con quella cifra); io vi rinunciavo volentieri per pigliarmi una scatola di Atlantic.
Era estate, ero sempre a trascorrerla al mare: il gelato passa, i soldatini restano. Alle due del pomeriggio, saliti dalla spiaggia, mentre tutti erano a fare il sonnellino pomeridiano, sgattaiolavo di nascosto fuori casa per andarmi a comprare, dal tabaccaio all’angolo, gli Alpini, i Bersaglieri, i Marinai e gli Aviatori, con quei soldini che non avevo consumato.
Devo dire che ero in controtendenza rispetto ai bambini o ai ragazzini di allora; la scala preferita  era quella H0, ma io ho sempre solo utilizzato gli 1/32.  Con cento lire si compravano però scatolette con due o tre soldatini dentro, a differenza delle scatole 1/72 dove erano veramente tanti. Avevo però la fortuna di avere una zia e i nonni che esaudivano ogni desiderio: fui allora tra i primi ad avere nel giro di poco tempo praticamente tutta la serie 11000.
Più complesso è stato l’approccio alle Grandi Rivoluzioni. Già da allora mi piaceva la Storia, soprattutto quella dei personaggi famosi: quando vidi le scatole delle quattro tipologie rivoluzionarie diverse espressi il desiderio di averle. Naturalmente in casa trovai opposizioni fortissime: mio papà, intriso di valori democristiano-catto-conservatori, disse senza mezzi termini che questa era “un’apologia del fascismo, nazismo e comunismo” e mi sorbii una lezione pedante sui regimi totalitari. Io volevo solo giocare, null’altro!
Provai a chiedere alla nonna la quale mi accontentò (di nascosto): ebbi così le scatole di Mussolini e Lenin e Stalin (per non far torto a nessuno). Sulla scatola della Marcia su Roma erano raffigurati De Vecchi, De Bono, Balbo e Bianchi e pensavo che fossero presenti anche loro come soldatini: quando non li trovai rimasi molto deluso! Mao arrivò invece in un secondo tempo, mentre non riuscii mai ad ottenere quella delle camicie brune. C’erano ancora ferite non facilmente rimarginabili.
Come ha scritto giustamente Salvatore Miraglia nel suo magnifico volume sulla storia della Atlantic, gli appassionati di soldatini si dividevano in “collezionisti” e “giocatori”. Io appartenevo più alla prima categoria, anche se trascorrevo ore e ore a giocare, per poi rimetter tutto in scatola ordinatamente. Una di queste l’ho ancora: è quella dei Marinai d’Italia.
Passarono altri anni: ebbi la serie di Custer, di Buffalo Bill, poi gli Egiziani, i Greci, la Sanità, il Palazzo del Faraone e la leggenda di Ulisse. Non mi riuscì mai di avere il Colosseo: probabilmente in quel periodo neanche Gesù Bambino poteva più tanto.
Già quattordicenne  presi anche tutta la serie Galaxy e gli spaziali, ma ormai era iniziata la fase di decadenza, sia della storica ditta che di un bel periodo della mia vita.
I miei soldatini Atlantic li ho tuttora: sono sopravvissuti all’infanzia, all’adolescenza, alla laurea, a tre traslochi.
Sono vecchi amici con i quali, ogni tanto, mi confronto ancora, parlando del più e del meno e ricordando i bei tempi andati.”

L’amico Andrea F. è oggi un “giovane” collezionista dei giocattoli Atlantic. Alla fine degli anni ’70 era un bambino che, come tanti altri, amava divertirsi con i soldatini della ditta di Treviglio. Allora non immaginava… che non avrebbe mai smesso di giocare!

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